La saga del Principe Prigioniero: un viaggio che non dimentichi

La saga del Principe Prigioniero è un vortice che ti trascina via, e venirne fuori tutt’altro uno scherzo.

Se non ci credete fate qualche ricerca su Internet e scoprirete il livello della fan-base di C. S. Pacat: non siamo ai livelli di Harry Potter, ma la definizione di fenomeno editoriale direi proprio che se la merita.

Ma facciamo un passo indietro.

Mesi fa nella descrizione di Instagram ho scritto che sono una eclectic reader: avevo l’impressione che suonasse più raffinato rispetto a “leggo di tutto. Nonostante questo però (ovviamente) ho dei generi narrativi preferiti: in questa decade sono l’horror (soprannaturale e meno splatter possibile) e le storie romantiche etero e slash (o m/m che dirsi voglia). Il primo mi fa impazzire da quando ero bambina, soprattutto se riesce a darti la pelle d’oca pure quando sei sepolta sotto il piumone col termosifone a palla, lo slash l’ho scoperto durante l’adolescenza (grazie boy’s love, mi hai aperto un mondo e ti amerò sempre, non importa quel che dice la gente – cit.) e al momento è una delle cose che mi rilassano di più sulla faccia della terra. Da tipa che si stressa a ore alterne per i motivi più astrusi ne consegue che sono sempre alla ricerca di nuovi titoli appartenenti al genere che si adattino ai miei gusti e possano regalarmi ore di lettura e un attaccamento senza vergogna ai personaggi.

Due/tre anni fa ho sentito parlare per la prima volta di un libro chiamato Captive Prince (qui sotto vi metto la trama della casa editrice Triskell), e la storia mi ha incuriosito abbastanza da vincere la mia pigrizia e ordinare il libro in inglese. L’ho finito nel giro di pochissimo e mi è piaciuto al punto da ordinare subito il secondo della trilogia… che ho iniziato ma mai terminato a causa della suddetta pigrizia nel leggere in lingua, per quanto il romanzo mi piacesse.

Poi la già citata casa editrice Triskell ha fatto un favore a tutte le fan italiane e comprato i diritti della serie: nel giro di pochi mesi abbiamo avuto così a disposizione Il Principe Prigioniero, e in due assolati pomeriggi estivi mi sono immersa negli intrighi della corte di Vere.

 

La copertina italiana del Principe prigioniero

Potete trovarlo QUI.

Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere.

Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese. Ma all’interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa.

Per il giovane condottiero, a quel punto, vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo…

Il Principe prigioniero ci presenta i due protagonisti Damen e Laurent, visti sempre dal punto di vista di Damen: vediamo come si comportano e si muovono nella pericolosa arena di Vere, assistendo a quello che sembra il lento avvicinarsi, ferirsi e poi ricongiungersi di un leone e un serpente (suona molto Grifondoro VS Serpeverde, lo so, ma anche questo paragone è piuttosto indovinato).

Nel mentre abbiamo modo di conoscere molte delle persone che circondano i due prinicipi, amici, antagonisti e personaggi grigi che entrano nel cuore in un battibaleno (vedi il giovanissimo Nicaise, fornito di background straziante e di una linguaccia tagliente che è difficile non amare). Alla fine del primo libro abbiamo finalmente chiaro chi siano i reali nemici (niente nomi perché non voglio rovinarvi la sorpresa) e in gioco ci sono la vita stessa di Laurent e il regno di Damen, Akielos. I nostri sono sul punto di entrare nel cuore della storia, costretti a collaborare e rafforzare il precario equilbrio del loro rapporto.

Finito Il Principe Prigioniero (se siete curiosi potete acquistarlo qui) ci addentriamo nella Mossa del Principe, che sto terminando proprio in questi giorni.

 

Copertina italiana della mosa del principe

Potete trovarlo sempre QUI.

Tirando le somme, dai primi due libri della saga del Principe prigioniero risulta chiaro che per quanto il rapporto tra Damen e Laurent possa essere per molte (me compresa) estremamente coinvolgente, non solo di questo vive la saga. C. S. Pacat è stata attenta a costruire un mondo ben dettagliato, con le sue regole e divergenze interne, rendendo in questo modo la storia ancor più intrigante.

Guardate fenomeni come Harry Potter e Le Cronache del Ghiaccio e del fuoco: non per fare paragoni a caso, ma a dimostrazione di quanto sia fondamentale l’ambientazione perché un fantasy rubi l’attenzione del lettore. Durante la lettura Hogwarts e Westeros riescono ad apparire ai lettori più reali del mondo che circonda, e nella saga del Principe Prigioniero C. S. Pacat ha seguito quella lezione, creando un mondo appassionante e avvolgente. Io stessa adoro sentirmi catturare non solo dalle vicende dei miei amati personaggi ma anche dal mondo che li circonda, e la saga del principe priogioniero è decisamente riuscita in questo intento.

Adesso non resta che leggere l’ultimo volume della trilogia, L’ascesa dei re, in uscita proprio oggi… e sperare che Triskell riesca a portarci anche le novelle brevi pubblicate negli ultimi tempi da C. S Pacat!

4 Comments

  • vieniviadiqui
    maggio 18, 2018

    Mi hai incuriosito. Ultimamente ho iniziato a leggere il trono di spade e so che mi terra impegnata per un bel po’ ma tra un capitolo e l’altro potrei metterci questa saga. Sono una grande amante del Fantasy e super fissata per Harry Potter, quindi molto curiosa di questa nuova saga. Segnata subito sulla mia agendina dei libri da leggere!

    • Giulia M.
      maggio 21, 2018

      Spero proprio che ti piaccia! E tra parentesi col Trono di Spade ti aspetta un’avventura stupenda e (mai troppo) lunghetta, goditela!

  • Simona
    marzo 31, 2018

    Non conosco questo genere di letteratura. E ancora su Netflix non ho sperimentato il cartoni giapponesi. Ma ci proverò.

    • Giulia M.
      aprile 2, 2018

      Sono generi un poco più di nicchia rispetto ad altri ma hanno tanto da offrire, volendo! Spero che tra tutte le storie disponibili ne troverai qualcosa che ti piaccia! ^^

Rispondi

Giulia Magagnini

Giulia Magagnini a febbraio 2018

Giulia. Potete trovarmi con il naso perennemente affondato in un libro e la testa (dura) tra le nuvole, vere e immaginarie. Sono toscana, dipendente dal mare e affetta da Mal di Giappone.
Adoro i luoghi capaci di trasformare l’immaginazione in realtà, gli aereoporti e i cibi speziati.

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