Ti va di giappare? di Davide Moscato

Ti va di giappare? ha un nome buffo e un obiettivo molto chiaro: insegnare giapponese a chi parla italiano. E sapete cosa? Ci riesce!

L’autore è Davide Moscato, un ragazzo che da qualche tempo fa video-lezioni di giapponese su Youtube e da autodidatta è riuscito a conseguire la certificazione N1 della lingua, il livello più alto (al punto che tanti giapponesi stessi non sarebbero in grado di ottenerlo, un po’ come tanti allergici al congiuntivo italiani, vi pare?).

Prima di acquistare Ti va di giappare? ho fatto diverse ricerche: Amazon mi proponeva libri più accademici, ma cercando le recensioni veniva fuori che erano testi pensati per accompagnare lo studio insieme a un insegnante. Io però volevo studiare solo per conto mio, quindi come fare?

Ho rimandato l’acquisto di un manuale per diversi mesi, cominciando a studiare hiragana e katakana (i primi due sillabari giapponesi, il terzo sono i kanji) grazie a due tabelle scovate su Google che sono rivelate una manna per una studentessa dalla memoria fotografica come la sottoscrita, e i numeri su un altro sito.

Poi è uscito Ti va di giappare? e dopo aver guardato diversi video in cui apparivano i suoi contenuti e lo stile del manuale mi sono resa conto che molto probabilmente era quello giusto!

 

Ti va di giappare?

 

L’ho cominciato il 25 dicembre stesso, quando mia zia me l’ha regalato per Natale, e a oggi sono arrivata a più di metà. Per il momento penso di poter descrivere la mia opinione così: sono soddisfattissima!

Il libro è strutturato in modo tale da spiegare le basi grammaticali giapponesi a chi davvero non ha mai studiato nulla sull’argomento, e Davide si è messo persino a rispiegare concetti come soggetto e complemento oggetto. Però un consiglio vorrei darvelo: se in futuro pensate di imparare una lingua straniera e a scuola eravate allergici a queste cose prima cercate di farvi un po’ le ossa con la struttura intrinseca della nostra lingua, altrimenti lo studio sarà ancora più complicato e difficile. Fidatevi.

Nel libro i concetti più importanti sono sempre messi bene in evidenza e Ti va di giappare? è pieno di colori, ma utilizzati sempre con criterio: un po’ come avere davanti gli appunti del geniaccio della classe, perfetti e sottolineati a regola d’arte per aiutare il processo mnemonico.

Aggiungo soltanto che c’è qualche refuso in italiano sparso per il libro, e per quanto mi dispiaccia sempre vederli nei miei libri di certo non rovinano tutto il lavoro che sta dietro al manuale. Se a marzo partirò per il Giappone quasi con un livello da N5 (il primo livello di giapponese, per raggiungerlo credo manchino in primis diversi kanji), sarà proprio grazie a Ti va di giappare? Non sapete quanto sia grata a mia zia per avermelo regalato! Se siete curiosi lo trovate su Amazon a questo link.

Spero di esservi stata d’aiuto, ganbatte! con lo studio e via verso l’N5!

 

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4 Comments

  • greenaktivHartine
    febbraio 10, 2019

    Molto interessante …. ma hai iniziato a studiare a dicembre 2018 vero? …. quindi in tre mesi riesci almeno a capire qualcosa. Complimenti!

    • Giulia M.
      febbraio 11, 2019

      Guarda, le basi sono vagamente meno complicate di quanto pensassi in realtà! Anche se sicuramente mi ha aiutata sentir parlare costantemente giapponese attraverso anime e serie tv dal 2002/2003. Tante parole, espressioni e costruzioni-base mi sono resa conto di incamerarle con più semplicità proprio perché in realtà il mio cervello già le riconosceva, dovevo “solo” studiarle come si deve – questo ovviamente vale solo per queste basi assolute, quando passerò alle costruzioni più complicate e ai millemila kanji auguri a me ^^”

  • Elena
    gennaio 24, 2019

    Ma che bella iniziativa! Facci sapere come procede!

Rispondi

Giulia Magagnini

Giulia Magagnini a febbraio 2018

Giulia. Potete trovarmi con il naso perennemente affondato in un libro e la testa (dura) tra le nuvole, vere e immaginarie. Sono toscana, dipendente dal mare e affetta da Mal di Giappone.
Adoro i luoghi capaci di trasformare l’immaginazione in realtà, gli aereoporti e i cibi speziati.

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