Baricco: cosa ne penso?

Alessandro Baricco non è esattamente una persona simpatica e alla mano, almeno nella versione di sé che dà in pasto al pubblico (e all’interno della Scuola Holden). Al liceo mi sono innamorata di (alcuni) suoi libri, durante un Lucca Comics mi sono lanciata con un’altra ragazza a farmi autografare da lui la graphic novel di Senza sangue che poi non ho mai letto, e infine verso i diciotto anni ho provato delusione vedendo quello che mi sembrava un cambiamento nei suoi libri – e probabilmente lo era, ma sia suo che mio.

Come accade quasi sempre con chi mi casca dal piedistallo che gli ho costruito di mia spontanea volontà (una cosa stupidissima da fare, quando si parla di persone reali e viventi) ho provveduto a cancellare ogni contatto con lui e quasi tutto ciò che lo riguardava da vicino – ci torniamo tra poco.

Nel 2016, ben dopo la mia infatuazione letteraria, il caso ha voluto che mi iscrivessi proprio alla “sua” Scuola, la Holden, e il primo anno l’ho visto girare spesso per l’edificio – del resto ne era ancora ufficialmente il preside. Come dicevo non si trattava propriamente di una figura amichevole né ispirava incommensurabile fiducia alla sua sola vista, e in seguito l’ho visto dire cose in televisione con le quali non ero propriamento d’accordo.

 

foto di alessandro baricco

 

Ma di due cose non ho mai voluto liberarmi: l’onestà intellettuale per riconoscere che è un oratore incredibile, e quei romanzi e racconti che mi fecero innamorare dell’idea di lui-scrittore molto prima di scoprire con i miei occhi che tipo di persona fosse in pubblico.
Ve li elenco qui sotto, in rigoroso ordine di preferenza:

City

Oceano Mare

Castelli di rabbia

Novecento

Seta

Ultimo
(ne ho letti anche altri due, ma uno non è mi è rimasto impresso e l’altro non mi è piaciuto)

Ho ancora quei romanzi, sottolineati con la dovizia dell’adolescente convinta di aver trovato un maestro di vita. Ci sono passaggi che sempre ho in testa quando scrivo e personaggi che mi sono rimasti addosso dal 2006 (Shatzy). Da adolescente pensavo di avere molte più cose in comune con Elisewyn di quante ne avessi con le mie compagne di classe (belle le illusioni, eh) e restavo di sasso vedendo descritti i miei sentimenti in tanti passaggi di City e Oceano Mare.
La mia migliore amica si ricorda ancora quando è tornata dalla ricreazione e mi ha trovato a piangere come una vita tagliata su City.

“Addio, mio piccolo signore che amava i treni e vedeva l’infinito.

Non pensarmi mai, se non ridendo.”

E a trascriverlo a memoria, ancora oggi, mi sale un groppo in gola che lèvati.

Melenso? Sì. Epica, perfetta conclusione a una delle storie d’amore impalpabili e a cinque passi da terra tipiche di quei libri? Altrettanto.
Non sono una “fan” di Baricco. Ma glielo riconosco: ha contribuito a impreziosire la mia adolescenza con altri personaggi lontani dal mondo (perché quelli dei manga mica bastavano) e che per me erano più veri del quotidiano. E di questo non posso che dirgli grazie e mannaggia a te!

 

 

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4 Comments

  • Patrick Stephen Colgan
    dicembre 8, 2018

    Un bellissimo post, un racconto che parla di uno scrittore ma che si intreccia con la tua vita (e la letteratura fa questo, non è una cosa che ne resta separata). La sua scrittura gli è valsa molte critiche, l’impalpabilità, la ridondanza, e nei suoi libri ci sono molti alti e bassi, ma anche a me, al tempo, certi personaggi, certi temi toccarono corde intime e sensibili. E inoltre, aggiung oggi, trovo che sia molto sottovalutato come intellettuale (con il quale mica si deve essere d’accordo, anzi). Con ‘i barbari’ vide molto lontano, pur parlando del presente. E ora vorrei leggere il suo ultimo libro, The game.

    • Giulia M.
      dicembre 9, 2018

      Grazie di cuore per il bellissimo commento. È un autore che spesso piace molto o per niente, e che è capace di regalare periodi di grazie emozione per poi lasciarti “passare oltre” senza problemi, mantenendo comunque il ricordo di ciò che ti ha dato a suo tempo. Concordo anche sul fatto che sia riuscito ad analizzare bene alcuni aspetti del futuro nei suoi saggi (ho letto anche alcuni di loro, con varie impressioni a seconda del tema), ma ammetto che all’idea di leggere The Game mi sale un po’ d’ansia, perché un certo tipo di presente/futuro che lui mi pare accetti senza troppi problemi, a me dà una discreta angoscia. Magari più in là lo leggerò comunque, chissà!

  • viaggiodolceviaggio
    dicembre 5, 2018

    Conosco poco questo autore, più per fama che per aver letto sue opere, ma mi ha intrigato molto il tuo racconto, le tue opinioni!

    • Giulia M.
      dicembre 7, 2018

      Ti ringrazio davvero, non sai quanto mi fa piacere sentirtelo dire! ^^

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Giulia Magagnini

Giulia Magagnini a febbraio 2018

Giulia. Potete trovarmi con il naso perennemente affondato in un libro e la testa (dura) tra le nuvole, vere e immaginarie. Sono toscana, dipendente dal mare e affetta da Mal di Giappone.
Adoro i luoghi capaci di trasformare l’immaginazione in realtà, gli aereoporti e i cibi speziati.

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