Sick-lit e cinema: di cosa si tratta e perché piace

Chiunque abbia anche dato anche solo un mezzo sguardo ai libri “young adult”, pensati per ragazzi tra i 14 e 21 anni circa, saprà forse che uno dei “filoni” più apprezzati negli anni è quello delle storie con giovane protagonista o copratogonista affetta/o da mali più o meno rari. La cosa di solito lascia spiazzati molti adulti, eppure non dovrebbe stupirci più di tanto: Autumn in New York, November Rain, I passi dell’amore… parliamo di film degli anni ’90 che trattano per l’appunto di storie d’amore dove una parte della coppia ha una malattia fatale.

Lamentele

Nel corso degli anni ho letto molte lamentele, ironia più o meno acida e vere e proprie invettive contro queste storie, chi le scrive (scrittori e sceneggiatori) e chi ne fruisce con abbandono.

Le argomentazioni di costoro si possono riassumere così:

1) La morte è una cosa seria!

2) Non si scherza su queste cose!

3) Ne leggete solo perché non avete di questi problemi, vergogna!

4) Ahahaha, tutta roba per decerebrate! Ora vi consiglio io dei titoli che meritano, sono troppo buona…

E così via. Stando alla mia modesta esperienza queste sono le principali argomentazioni di tutte coloro che vorrebbero la censura della sick-lit (perché gente, spiace rovinare le arrampicate sugli specchi di tanti paladini del Bene, eppure resta il fatto che auspicare o addirittura invocare la messa al bando di una storia di fantasia si chiama proprio censura, quale che sia il “greater good” per il quale lo fate).

Le risposte provocatorie potrebbero essere molto semplici:

1) Dai? Non lo sapevo.

2) Infatti le storie in questione sono commedie.

3) Che ci stanno a fare psicologi e psichiatri seri quando ci siete voi?

4) Ah, la mia preferita! Fiera esponente delle Vere Intellettuali, quelle che leggono solo libri seri, impegnati o dignitosissimi, “non eccezionali ma ben costruiti”. Un giorno scriverò un post al riguardo perché la loro comicità intrenseca lo merita ( e sono così indipendenti e di libero pensiero che potrei farvi tranquillamente l’identikit delle loro opinioni in fatto di letteratura e non solo con una bassissima percentuale di errore). La risposta di base è semplice:

 

vecchietta buffa - Photo by Alex Harvey on Unsplash

“Tranquilla, sei mejo te.”

*

Perché la sick-lit ha successo (tra le ragazzine e non solo)?

Andando un attimo oltre, io vorrei far notare una cosa banale quando la prima affermazione di cui sopra, ma che spesso sembra sfuggire a molti: la morte fa paura. Non a tutti magari, ma a gran parte dell’umanità penso si possa dire che sì, scatena un discreto terrore.

I miei due cent sono che forse per tante persone affrontarla nel mondo della fantasia, e attraverso storie che sottolineano l’importanza di vivere al meglio i giorni che ci sono dati, potrebbe essere un modo per approcciarsi all’idea non dico con più coraggio, ma quantomeno con un’oncia di angoscia in meno, cercando di ricordare che l’importante è cosa fai di questo giro di giostra che non possiamo sapere quanto durerà.

Poi probabilmente appena chiuso il libro o partiti i titoli di coda si tornerà a farsela addosso solo all’idea, ma intanto in duecento/trecento pagine di sick-lit o per un paio d’ore scarse di film categoria “Drammatico” hai trovato un modo non per venire a patti con la morte, ma pensare di poterla almeno sfidare e uscirne con stile.

Per la serie “okay, alla fine vinci tu, ma intanto la mia vita ha avuto un senso e dimmi se è poco.”

A questo si aggiunge un’altra banalità altrettanto dimenticata: la maggior parte degli adolescenti (e di alcuni adulti) ha un debole per il melodramma, la tragedia e il destino avverso.

L’idea di godersi personaggi di fantasia che si innamorano e trovano un modo per godersi storie epiche avversate dalle stelle mi sembra un passatempo come un altro, esattamente come tanti altri tipi di letteratura.

Ci sono ragazze che non si rendono conto di cosa stanno parlando quando scrivono su internet che vorrebbero trovarsi nella condizione di certe protagoniste di sick-lit, e su questo non ci piove. Solo, non piove neanche sul fatto che questo non autorizza a invocare la censura di qualsiasi libro al riguardo. Semmai sarebbe da prendere le ragazze e spingerle a riflettere su ciò che stanno dicendo e cosa significhi davvero avere una brutta malattia prima di sparare c… sciocchezze.

 

*

 

fiori rosa nell'oscurità - Photo by Annie Spratt on Unsplash

I titoli

Detto questo, parliamo un po’ di qualche titolo sick-lit perfetto se volete frignare un po’, con annesso consiglio non richiesto made in Giulia:

Anni ’90/primi 2000 (perché esistevano già, non dimentichiamocene mai):

  • I passi dell’amore  (libro e film – sul secondo posso garantire, il primo non l’ho letto)
  • November Rain (film – garantisco pure qui)
  • Autumn in New York (film – secondo me è meno epico di quanto ci si potrebbe aspettare, ma se amate il genere almeno una volta è da vedere)

Moderni:

  • Io prima di te (libro e film – consiglio entrambi, ma a costo di essere prevedibile… il libro merita di più)
  • Colpa delle stelle (libro e film – il primo ormai è super conosciuto pure da chi critica il genere, il film è carino ma iper adolescenziale, anche più del libro)
  • Quel fantastico peggior anno della mia vita (film – protagonisti adolescenti ma impostazione e tono un filo meno YA, più amaro di quanto si potrebbe pensare di primo acchito)
  • La custode di mia sorella (libro e film – una delle pochissime eccezioni in cui per me film batte libro. Ebbene sì. Il libro lo lessi al liceo: mi piacque l’impostazione del lato drammatico e la figura del terzo fratello un po’ negletto e ribelle perché #adolescenza. Rileggendolo poco tempo fa invece mi ha detto poco, e in entrambi i casi il finale per me rimane un grosso, grasso, enorme ANCHE NO. Penso tuttora che avesse l’unico scopo di ribaltare le aspettative del lettore, che è poi uno dei motivi per cui Jodie Picoult ormai mi è venuta a noia. Il film invece l’avrò rivisto cinque volte e continua a piacermi: sensibile, toccante, in grado di catturarti e con un finale che per me rimane la vera conclusione di questa storia)
  • Noi siamo tutto (libro e film – ho visto solo il film ed era confezionato dall’inizio alla fine per gli adolescenti di questo periodo, vedetelo solo se apprezzate tale stile e atmosfera)
  • 13 reason why (libro e serie tv – ho provato entrambi, mi sono annoiata e non ho comprato il libro né continuato la serie)

Super soft: Dov’è finita Audrey? Solo parzialmente sick-lit, la protagonista Audrey ha subito un trauma dovuto al bullismo e nel libro cerca di venirne fuori una volta per tutte. Ne voglio parlare in un post a parte perché è un libro che merita attenzione e che consiglierei a tutte le bambine e ragazzine dagli undici ai novantanove anni.

Nella mia lista “Da leggere/vedere”:

  • Resta anche domani

Aggiornerò la lista con il passare del tempo, se avete consigli mi raccomando, lasciateli nei commenti!

 

 

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“Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di febbraio 2019 indetto dal blog Trippando”

6 Comments

  • valeria
    febbraio 11, 2019

    Se devo esprimere un’opinione, è difficile fare di tutta l’erba un fascio. Il filone dei sentimenti, sia quelli d’amore e quelli di morte, si presta a facili usi commerciali e strumentalizzazioni a buon mercato; qualche lacrimuccia è sempre catartica e si vende bene. Se una critica la devo fare alla maggior parte dei film di genere, è la superficialità. Per scavare a fondo ci vuole la forza di un maestro del cinema, e allora ogni tanto possono nascere dei veri capolavori, che scavano in stati d’animo complessi, nell’abisso della disperazione, nella forza dei legami, nell’accettazione di prospettive diverse.

    • Giulia M.
      febbraio 11, 2019

      Mi trovo d’accordo, c’è spesso un abisso tra Opere con la o maiuscola e prodotti più semplici che affrontano ogni tipo di tema umano con maggior leggerezza. L’importante secondo me è sviluppare il proprio senso critico e saper fare i giusti distinguo, in modo da capire con cosa si ha a che fare di volta in volta ^^

  • Esther
    febbraio 11, 2019

    Un tema interessante su un blog di viaggio ! Del resto possiamo dire che la morte sarà il nostro ultimo viaggio. Giulia, pensare alla morte è una costante nelle nostre teste, anche senza guardare un film che tratti il tema. Devo dire che il concetto diventa reale quando affronti una malattia seria, almeno lo è stato per me. Ho visto alcuni film di cui fai l’elenco . Si descrive un lato romantico che non c’è . La cosa che fa paura non è l’evento morte è la malattia, il dolore fisico.

    Puoi aggiungere al tuo elenco ” Scelta d’Amore “

    • Giulia M.
      febbraio 11, 2019

      Eh, ormai il mio è per metà blog di viaggio e per metà bookblog, ho unito le due passioni in un unico spazio XD Ma sono d’accordo, è proprio il viaggio finale. Rispetto totalmente, assolutamente il modo in cui hai vissuto la malattia e che non ci abbia visto nessun lato più romantico, io tendo ad aver paura dell’idea di “fine” e le storie da questo punto di vista spesso mi aiutano a ricordare che anche se non potrò vivere in eterno e c’è sempre la possibilità di sentirsi dire che rimane anche meno di quanto pensassi, la cosa più importante è che dovrei concentrarmi su ciò che posso fare finché sono qui con i piedi piantati per terra.

      Grazie per il consiglio su Scelta d’amore!

  • Elena
    febbraio 3, 2019

    Li ho letti e visti quasi tutti, quindi ho letto con interesse il tuo articolo. Grazie per l’analisi che hai fatto sul tema!

    • Giulia M.
      febbraio 4, 2019

      Grazie, mi fa davvero piacere che ti ritrovi nell’articolo e che abbia trovato interessante quest’analisi, non sai quanto mi piace sviscerare questi argomenti! : )

Rispondi

Giulia Magagnini

Giulia Magagnini a febbraio 2018

Giulia. Potete trovarmi con il naso perennemente affondato in un libro e la testa (dura) tra le nuvole, vere e immaginarie. Sono toscana, dipendente dal mare e affetta da Mal di Giappone.
Adoro i luoghi capaci di trasformare l’immaginazione in realtà, gli aereoporti e i cibi speziati.

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