(I miei) libri più belli del 2025

Ed ecco la seconda parte del post! Come premesso qui, stavolta parliamo dei libri letti negli ultimi dodici mesi che più mi hanno colpito. Questa volta sono quasi riuscita a fare una classifica: il podio non ha un ordine perché semplicemente non ci riesco, i tre libri in questione sono tutti “i miei preferiti” dell’anno. Per quelli seguenti invece sono riuscita a fare una classifica, seppur a fatica (e per quanto valga il tempo che trova, considerato che per esempio il libro al quarto posto in qualsiasi anno meno ricco di questo sarebbe stato senza dubbio uno dei primi e a modo suo per me di fatto comunque lo è).

Il decimo posto non c’è perché, massima onestà e come già scritto nel primo post, dei 36 romanzi/racconti/saggi che ho letto quest’anno ho voluto inserire soltanto ciò che mi ha colpito di più, senza titoli extra inseriti soltanto per chiudere la classifica col numero tondo. Quasi tutti gli altri libri letti non mi sono dispiaciuti, alcuni in parte e altri in toto, in certi casi di più e altri meno, ma ciò che trovate in questo post è quindi davvero tutto ciò che mi è rimasto impresso con forza.

 

Il giorno dell’ape, Paul Murray

Se fossi riuscita a fare una classifica in ordine di preferenza, posso dire che lui sarebbe stato sicuramente nelle prime posizioni.

Un romanzo stupendo, un pezzetto di quella robba che si chiama Letteratura e che ringrazio Chiunque sia all’ascolto che ancora riesca a emergere oggigiorno, nonostante i problemi e gli ostacoli che si ritrova davanti – dandola però sempre in saccoccia a chi cerca di zittirla e trasformarla in quella che a Roma invece si chiama monnezza (e specifico che non parlo di “brutti libri”, ma di chi tenta goffamente di sfruttarla per scopi che non c’entrano niente col raccontare una storia e far sognare e/o riflettere in modo autonomo le persone).

I punti di vista di una famiglia irlandese in difficoltà si alternano mentre se ne raccontano le vicende a volte tragiche, a volte quasi disperatamente comicihe. E trovo stupendo il fatto che il personaggio e narratrice che meno mi ispirava, Imelda, si sia poi rivelata la voce al centro della parte del romanzo, lunga e mozzafiato, che preferisco. Abbiamo un flashback che affonda nell’ infanzia sua e del marito, personaggi sia negativi che positivi sempre terribilmente veri e collegamenti con quel folklore irlandese che adoro, mischiato in modo straziante e splendido alle loro vite.

Ho adorato anche la parte ambientata al Trinity College di Dublino, ma in generale i punti morti di questo libro sono quasi prossimi allo zero: Murray è riuscito a rendere interessanti persino parti sul survivalismo che scritte da altri mi avrebbero costretto a sforzarmi per continuare senza “mettere giù per il momento” (= appoggiare su una mensola per i prossimi quattro anni) il libro.

In questa storia si parla di amore, fate, odio, classi sociali. Tutto mischiato e tenuto insieme grazie a una scrittura ritmatissima, brillante e capace di colpi di meraviglia che ti fanno sottolineare le frasi con la matita.

Ho atteso per mesi l’uscita del romanzo precedente dell’autore, Skippy muore, di cui Einaudi aveva assicurato che la traduzione fosse in corso. Nel mentre era disponibile solo la versione ebook uscita anni fa per Isbn edizioni e la cui traduzione mi sembrava anche piacevole, non fosse che era acquistabile per l’appunto solo in digitale e purtroppo io fatico molto a leggere romanzi lunghi – 720 pagine per l’edizione Einaudi in uscita il 13 di questo mese – in formato non cartaceo. Grazie ai regali di Natale sono PIENA di letture che mi intrigano da matti, ma una volta smaltiti almeno un paio di volumi (sono già a buon punto) per Paul Murray troverò assolutamente il tempo.

Il gran maestro della scuola demoniaca –  Coraggio (3/5), Mo Xiang Tong Xiu

Se l’anno scorso ho scoperto davvero il mondo dei danmei, il 2025 è stato l’anno in cui il mio amore per questo genere si è affermato con una forza improvvisa e inaspettata: sono quegli amori per storie di fantasia brucianti e capaci di divorarti da dentro che al liceo temevo si sarebbero interrotti arrivata ai vent’anni, e invece. Non è certo una cosa che accade tutti i giorni o tutti gli anni, ma nel caso dei danmei (e parlo soprattuto di quelli ad ambientazione xianxia) è accaduto davvero. E la cosa migliore è che per l’appunto non si parla nemmeno di una singola storia, sebbene Mo dao penso sia per me inarrivabile, ma di un mondo, un genere per l’appunto, che può contenere in sé un numero infinito di storie meravigliose e autrici desiderose di cimentarvisi.

Mo Dao Zu Shi (“Il  gran maestro della scuola demoniaca” in italiano) come dicevo è il mio preferito, per tanti motivi, e questo terzo volume, a ora il mio preferito nonostante vari problemi legati alla traduzione, è quello che davvero me lo ha confermato e – se proprio dovessi fare una “classifica” anche delle mie preferenze in relazione ai singoli volumi –  quello che più ho adorato dei tre (su cinque) letti finora.

Un approfondimento meraviglioso della storia del protagonista, di quella di tanti comprimari e… e niente, se amate le storie meravigliose leggete Mo Dao. Davvero.

La benedizione dell’ufficiale divino – Un fiore tra le rovine (3/8), Mo Xiang Tong Xiu

La bravura di MXTX (questa la sigla con la quale viene abbreviato il suo nome tra le appassionate) come scrittrice è più evidente che mai nei capitoli raccolti nel terzo volume della sua opera più lunga: mostrandoci un lunghissimo flashback di parte del passato del protagonista (la sfortunatissima divinità Xie Lian) prima di passare a un nuovo arco ambientato nel presente narrativo della storia, attraverso le vicende affrontate dai personaggi durante la caduta della capitale del regno di Xie Lian, dà il via un’avvicentente e amara riflessione sulla crudezza della guerra, la complessità della politica – dove volenti o nolenti qualcuno sembra rimetterci sempre, per quanto ognuno sia convinto di avere ragione e in parte spesso ce l’abbia pure – e in generale quel gran casino chiamato “società umana”. Da un lato mi spiace che una così brava scrittrice non sia conosciuta quanto meriterebbe al di fuori della nicchia delle lettrici e dei più sparuti lettori dei danmei, dall’altro da amante del genere (e dello yaoi/BL in generale) è splendido vedere come un’autrice tanto meritevole abbia scelto proprio questo, tra tutti i generi possibili, come sua nicchia di riferimento.

Un terzo volume, quindi, che indubbiamente ha cementificato il mio apprezzamento per questa storia, la quale adesso sento di apprezzare con molta più forza e chiarezza.

*

 4. Il meraviglioso ufficio postale Toten, Horikawa Asako

In teoria da qui in poi si scende dal podio e si comincia con la numerazione, ma davvero questo romanzo sta “al quarto posto” solo per via della concorrenza aggueritissima. E non sarà brandizzato “Ghibli” ma… è Ghibli. L’ho amato tantissimo, ha personaggi, brani e svolgimenti che sono una freccia al petto per chiunque abbia un determinato tipo di sensibilità relativa al mondo del folklore asiatico, a un certo immaginario fiabesco ambientato da quelle parti… e per certi modi di vedere l’Aldilà e tutto ciò che sarebbe meraviglioso se vi accadesse. Siccome sono una persona sempre uguale a se stessa e prevedibile sin da prima di imparare a leggere, ovviamente il mio personaggio preferito è Aoki (leggete e capirete perché).

Parte della trama, da Amazon:

Abe Azusa è una giovane in cerca di lavoro. Contro ogni previsione, la singolare abilità nel trovare oggetti smarriti, inserita nel curriculum quasi per gioco, le frutta un impiego presso un misterioso ufficio postale in cima a una montagna. Un edificio che la gente della zona ritiene infestato dai fantasmi e i cui dipendenti sembrano usciti da una favola: lo scorbutico signor Aoki, addetto all’emissione di libretti postali dove si può controllare il proprio saldo karmico; il vecchio signor Toten, imbattibile nel recapitare la posta ai morti; lo sfuggente e palestrato Onizuka, un giovanotto che pare uscito da un fumetto della Marvel. Coinvolta in una spirale incalzante di eventi, Azusa non solo avrà la conferma che l’ufficio postale di Toten si trova in uno spazio surreale, ma scoprirà che la morte ha moltissime sfaccettature, e proprio per questo non è meno complessa della vita.

5. L’alba della mietitura, Suzanne Collins

Nuovo spin-off (spero non l’ultimo, anche se per ora non ci sono novità a riguardo) della serie Hunger Games. Ho adorato “La ballata dell’usignolo e del serpente” e questo mi è piaciuto quasi altrettanto. Interessantissima l’arena apparentemente idialliaca in cui si svolgono i Giochi e molto coinvolgente il punto di vista di Haymitch, in particolare il finale. Personalmente ho amato più questi due libri della trilogia originale, sarebbe fantastico che se potessimo avere nuovi volumi su altri personaggi della storia, in particolare i famigerati giochi di Finnick.

6. Rifiuto, Tony Thulatimutte

Una lettura iniziata per la curiosità di vedere come questo autore si fosse approcciato al tema “gente fuori di testa su Internet” (non ho scritto a causa di perché sono dell’idea che la purtroppo vastissima platea di soggetti dalle “idee” agghiaccianti che si sono purtroppo formati attraverso varie nicchie estremiste – per usare un termine gentile – dei social network, senza di essi avrebbero semplicemente altri modi per rovinarsi a causa delle loro fragilità e problematiche, anche se in dubbiamente i social hanno dato loro una grandissima spinta).

In realtà sono rimasta FULMINATA dalla bellezza di un capitolo in particolare, Main Character, che consiglio a chiunque abbia solcato le amare acque del web abbastanza, e con sufficiente indipendenza intellettuale, da chiedersi come possa una fetta di umanità ridursi in un certo modo. Dubbio corroborato indubbiamente da tutti gli altri racconti (legati tra loro in un modo che verrà svelato proseguendo con la lettura), il più famoso dei quali è Il Femminista: non il mio preferito ma sicuramente, insieme a Pics, un ritratto che molti definirebbero “impietoso”, nella sua “satira” (le virgolette stanno lì per un motivo) di determinati soggetti realmente esistenti.

La scrittura di Tony Thulatimutte è brillante e il ritmo quasi sempre serrato. Non posso che consigliarlo.

7. Serge, Yasmina Reze

Negli ultimissimi anni mi sono avvicinata molto più di prima a storie e racconti legati all’allegrissimo tema “Germania e seconda guerra mondiale”, come dimostrato anche da La zona d’interesse nel post dedicato al 2024. Fatto sta che proprio quest’anno ho ripreso Serge di Yasmina Reza (autrice che passa da brava a fenomenale a seconda del caso e del libro), iniziato e lasciato in sospeso due/tre Natali fa, l’ho praticamente riletto da capo e ho apprezzato moltissimo soprattutto tutta la parte ambientata nella ridente località di Auschwitz. Se volete buona scrittura e un approccio alla questione lucido e per niente mellifluo né retorico, che riesce a diventare tragicamente divertente nei suoi momenti migliori, o peggiori a seconda di come la si guardi, recuperatelo.

8. Guardarsi dalla santità. Lettere di un ragionevole eretico, George Orwell

Sta così in basso solo perché si tratta di poche ma splendide lettere di quello che penso di poter definire il mio intellettuale del cuore. In particolare, tanto per cambiare ho letto alcune sue riflessioni sulla censura e la sua visione di tale amenità che mi hanno ricordato quanto questo mondo non se lo meritasse.

9. You like it darker, Stepehn King (forse)

Il mio rapporto con King è da anni molto… altalenante. Alcuni titoli li ho trovati mediocri e in certe parti raccapriccianti (non in senso positivo), altri non mi sono affatto dispiaciute. Questa raccolta di racconti uscita nel 2024 ammetto che mi ha colpito molto, anche perché è un rarissimo caso di raccolta dove TUTTI i racconti mi sono piaciuti da “abbastanza” a “moltissimo”: dovessi scegliere il mio preferito forse sarebbe Serpenti a sonagli, ma seguito a distanza ravvicinata/issima da molti altri. L’ultimo racconto, L’uomo delle risposte (a quanto pare iniziato tantissimo tempo fa e terminato solo ultimamente) è quello a cui forse ho ripensato più spesso, anche e soprattutto per la fortissima malinconia che lo permea: racconta una vita di un uomo che vede una prima metà della sua esistenza molto bella e fortunata, e la seconda… be’, poteva andare peggio. Poteva piovere.

No, scherzi a parte: poteva davvero andare peggio. Ma comunque lascia un amaro in bocca davvero molto forte. Alzo le mani però davanti al finale: a suo modo perfetto, anche se fa venire davvero il magone.

Tendo a credere alla teoria che alcuni scritti siano effettivamente tutti farina del suo sacco, altri parzialmente o quasi del tutto scritti da qualche ghostwriter, forse il figlio scrittore il cui pseudonimo è Joe Hill. Ammetto che mi piace pensare la roba buona sia farina del suo sacco e quella che mi ha deluso (un po’ o profondamente a seconda del caso) di altre mani, quindi chissà, magari alla fine scrive davvero tutto lui, per quanto tante volte mi pare proprio che dietro ad alcuni testi ci sia qualcuno che non è lui e che riesce semplicemente a imitare bene/molto bene il suo stile. Vai a sapere… sia come sia, a questo giro è andata bene e posso confermare che a parte poche eccezioni, ciò che apprezzo di più di King sono proprio i suoi racconti brevi.

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Giulia Magagnini

Giulia Magagnini a febbraio 2018

Giulia. Sono una sceneggiatrice. Quando non lavoro potete trovarmi con il naso perennemente affondato in un libro e la testa (dura) tra le nuvole, vere e immaginarie. Sono toscana, dipendente dal mare e affetta da Mal di Giappone.
Adoro i luoghi capaci di trasformare l’immaginazione in realtà, gli aereoporti e i cibi speziati.

Sometimes in life, a strange genre suddenly gets into the mix. What genre was your day?
A romantic comedy? A strange, but beautiful fantasy? A sad melodrama?

(Goblin)

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